Per affrontare il tema della deontologia
professionale si è ritenuto utile riassumere brevemente
le principali concezioni delletica proposte dai filosofi
a partire dal periodo presocratico fino a giungere alla trattazione
contemporanea (Abbagnano,1984,1991; Abbagnano,Fornero,1986;Crespi,1991;
Giannantoni,1985; Nozick,1987; Rawls,1971; Reale, Antiseri,1983;
Savater,1988; Viano,1990).Nel fare ciò si sono prese come
punti di riferimento le due concezioni etiche, quella delletica
del fine e quella delletica del movente, nonché
la distinzione proposta da Hegel (1821) tra moralità ed
eticità. Dallinsieme delle teorie esaminate i capisaldi
della società e delletica individuale risultano
essere i valori morali intesi come segni di riconoscimento e
di accettazione della propria e dellaltrui umanità,
grazie ai quali è possibile cambiare ed aggiornare i codici
mantenendo un preciso paradigma di riferimento etico.
Per poter parlare della deontologia nella professione dello psicologo
si è inoltre reputato necessario chiarire quali siano
stati i percorsi che hanno portato alla definizione della psicologia
come scienza. Si è perciò cercato di tracciare
almeno le linee generali del percorso strutturale e teorico di
questa professione e di avere ben presente quali siano le principali
teorie su cui essa si è costituita (Brenner,1995;Ellenberger,1970;Frey-Rohn,1984;Hearst,1979;Lazzeroni,1977;Musatti,1977;
Thomson,1968;Wertheimer,1979).
Allinterno del percorso seguito è emersa lesigenza
di definire non soltanto i contenuti della pratica psicologica,
ma anche dei principi etici di riferimento. Passando perciò
a fare una valutazione più approfondita del significato
del lavoro psicologico si riconosce limportanza assunta
dal legame tra la deontologia e la pratica professionale e si
sottolinea la necessità di tenere in grande considerazione
il forte ascendente che il contesto storico-sociale ha sullazione
professionale dello psicologo (Gius,Zamperini,1995). Pare inoltre
che sia fondamentale che tale legame sia imprescindibile al fine
di limitare i rischi derivanti da una condotta scorretta o superficiale;
ma è altrettanto indispensabile che si giunga ad una accurata
sistematizzazione della psicologia che garantisca una pratica
etica e socialmente riconosciuta. La legittimazione di una professione
implica la stesura di un codice deontologico che salvaguardi
gli interessi dei professionisti e degli utenti e che preservi
i fondamenti della scienza, fornendo indicazioni generali sui
comportamenti idonei ad una pratica eticamente corretta e dando
unimmagine prototipa dello psicologo etico. La deontologia
ha dunque la funzione di ordinare i comportamenti del professionista
definendo degli standard di condotta.
In Italia nel 1989 viene emanato il decreto legge n°56 grazie
al quale si giunge alla legittimazione della professione di psicologo
e allistituzione dellOrdine e dellAlbo professionale.
Tra le varie funzioni assolte dallOrdine cè
quella della stesura di un codice deontologico composto da norme
giuridiche che regolino la pratica del professionista ordinandone
il comportamento(Calvi,1991; Calvi Lombardo,1989).
Nel 1994 la Commissione dellOrdine Nazionale per la deontologia,
a cui è stata affidata la redazione del codice, ha iniziato
i suoi lavori(Madonna,1996);essa ne ha elaborate dieci bozze
prima di giungere a quella votata e non approvata nel referendum
del 1996. Il testo, scritto seguendo lo stile sintetico tipico
dei codici europei, è composto di 5 sezioni che riguardano
nellordine: i principi generali, in cui si
chiarisce la funzione del codice e si definiscono la professione
e i doveri dello psicologo; i rapporti con la committenza
stabilendo le norme che li disciplinano; i rapporti con
la società chiarendo limmagine pubblica dello
psicologo; mentre le norme di attuazione sono contenute
nellultima sezione(Calvi,1996).
Quattro sono i principi guida contenuti nella maggior parte dei
codici esaminati: la tutela del rapporto fiduciario, il professionista
agisce per realizzare lutile per chi ha davanti; il possesso
di competenze acquisite attraverso la formazione specifica e
laggiornamento costante; la relazione disparitaria tra
professionista e paziente, lo psicologo agisce nel rispetto del
principio kantiano di usare laltro solo come fine e dellimperativo
etico di non nuocere; infine lautonomia professionale che
riduce i rischi di interferenze chiarendo ambiti e competenze(Calvi,1995).
La Commissione per la deontologia è ancora allopera;
nelladunanza del 4-5 aprile 1997 il Consiglio Nazionale
dellOrdine ha recepito la nuova bozza del codice che verrà
votata tra breve tramite referendum.
Metodologia
Lintento della ricerca è
di cercare di individuare i valori costitutivi della deontologia
dello psicologo e di capire quanto sia possibile racchiuderli
in un codice. Si è quindi voluto vedere quali siano per
i professionisti i nodi delletica nella pratica psicologica.
A tale scopo si è scelto di condurre una ricerca partendo
da una prima indagine clinico-sociale condotta attraverso interviste
libere con griglie di riferimento, e da una seconda fase di analisi
estensiva attraverso luso del questionario.
Nelle interviste fatte nel corso dellindagine esplorativa
(condotte tra febbraio e marzo di questanno), si è
partiti da temi generali così da lasciare spazio alla
libera espressione degli intervistati e da far emergere i significati
attribuiti dal campione alla deontologia. Le interviste sono
state registrate per mantenere lobiettività e per
evitare interpretazioni soggettive. Al termine dei colloqui sono
stati letti agli intervistati sette casi reali invitandoli a
dire come si sarebbero comportati in tali situazioni, ottenendo
in tal modo unimmagine più pratica delletica
professionale. I cartelli stimolo sono stati tratti dallinsieme
dei casi descritti da Wedding (Corsini, Wedding,1995) e citati
dal Trentini(1995) nel parlare di etica, poiché si è
pensato che fossero un campione sufficientemente rappresentativo
delluniverso di situazioni in cui lo psicologo agisce e
dei suoi ambiti dimpiego.
Il campione è composto da 30 soggetti (15 maschi e 15
femmine), professionisti psicologi che esercitano in ambiti diversi
nel pubblico o nel privato, da periodi di tempo variabili (in
media 15 anni).La sua struttura è riportata nella tabella
1. Il campione è stato selezionato a partire dallelenco
dei Referenti e Coordinatori della Commissione dellOrdine
degli psicologi del Piemonte, cortesemente fornito dallOrdine
stesso.
La ricerca è proseguita con unindagine quantitativa
utilizzando come strumento di rilevazione un questionario, somministrato
per autocompilazione, contenente una serie di 76 item a Scala
Likert a 5 punti di valutazione, preceduta da un elenco di brevi
istruzioni. Gli item sono stati costruiti sulla base del testo
del codice votato nel referendum del 1996. Il campione (tabella
2) è composto da 110 soggetti (33 maschi,77 femmine) avvicinati
casualmente durante alcuni Convegni, incontri e Congressi svoltisi
a Torino e Milano tra laprile e il giugno 1997.Si sono
scelte le occasioni in cui non si è parlato di deontologia
per evitare che il campione non fosse sufficientemente rappresentativo.
Risultati
Dalle interviste emerge unimmagine
della deontologia piuttosto uniforme; essa è considerata
un elemento fondamentale della professione dello psicologo, è
qualcosa in cui credere; un modo di essere
che si esemplifica nellinterazione con laltro e nelladerenza
al contesto in cui si è inseriti. In tal senso la deontologia
viene vista come qualcosa di dinamico, che cambia da situazione
a situazione e questo fa sì che a seconda dei settori
di impiego gli stessi problemi possano essere affrontati in modo
differente a causa del diverso grado di libertà di cui
gode il professionista. Di qui si è evidenziata limportanza
di alcune questioni di ordine etico, riguardanti il segreto professionale,
lobbligo di compilazione delle cartelle cliniche e il passaggio
di informazioni sui pazienti.
Lelemento centrale della deontologia professionale è
il rispetto che lo psicologo deve dimostrare sia nei confronti
dei pazienti che verso i colleghi, definendo un contratto in
cui si chiariscano le richieste e gli obbiettivi dellintervento
oppure limitando gli elementi di giudizio nel rapporto professionale
o ancora rinunciando ad esercitare il proprio potere in una relazione
disparitaria.
La maggior parte degli intervistati riconosce pienamente lutilità
del codice deontologico intendendolo come un punto di riferimento
necessario per una comunità che si voglia dare delle norme
di condotta generali e molti si rammaricano per la sua mancata
approvazione. Molto numerosi sono però anche coloro che
non lo ritengono utile poiché credono che le fonti del
comportamento etico siano la serietà e la trasparenza
e che esso non possa supplire alla mancanza dei valori morali
in un individuo. La funzione attribuita al codice deontologico
è quella di guida, di contenitore che dà confini,
di metro di valutazione che riduce i rischi di violazioni,
è quella di strumento per la tutela reciproca di paziente
e psicologo. E' però possibile riconoscere degli aspetti
negativi nella codificazione delletica, soprattutto se
questa non esplora tutti gli aspetti di cui è composta
la professione dello psicologo e se viene perciò ritagliata
su un solo indirizzo oppure se non è stata sufficientemente
elaborata dal vasto gruppo, lasciando cioè poco
spazio al dibattito su questo tema. Altrettanto negativa è
la possibilità che il codice sia usato come un decalogo
a cui attenersi o che vi siano degli abusi da parte di chi lo
dovrà fare rispettare.
Lo psicologo che vuole il codice deontologico è pronto
al confronto e alla collaborazione, è capace di autocritica
e sa mettersi in discussione perché è corretto
e non ha nulla da nascondere; conosce i propri limiti e li accetta
ma soprattutto sa quali sono le sue competenze specifiche. Questi
sembra che siano i fondamenti della deontologia professionale.
Per contro a non volere il codice pare sia chi è poco
professionale, superficiale; chi non si sente parte di una comunità
e non crede di dover rendere conto agli altri del suo operato,
ma preferisce restare in una situazione ambigua, priva di regole
che limitino la propria libertà. Ma è altresì
possibile che sia chi ha dei valori così ben radicati
ed unesperienza tanto lunga da non sentire il bisogno di
un riferimento esterno.
In generale sembra che la maggior parte del campione confidi
nellapprovazione di un codice e nella sua applicazione
al fine di poter trattare le questioni professionali su un piano
etico oltre che metodologico. Viene inoltre sottolineata limportanza
di una formazione continuativa che rivolga particolare attenzione
agli aspetti deontologici oltre che allacquisizione di
competenze.
Le risposte date ai casi proposti pare riconfermino la centralità
degli elementi già emersi dalle affermazioni precedenti,
quali limportanza dellaver lavorato bene prima
col committente, nel contratto che hai fatto per chiarire
il mandato oppure lutilità di svolgere un lavoro
di équipe e di confrontarsi coi colleghi. A tale proposito
viene evidenziato il valore assunto dalla supervisione nel processo
di crescita globale dello psicologo al fine di dare sostegno
e aiuto al professionista. Sembra che sia fondamentale condurre
degli interventi che mirino a sensibilizzare e a coinvolgere
il paziente, con cui lo psicologo deve condividere le proprie
scelte poiché lutente ha il diritto di essere preavvisato
delle decisioni che lo riguardano. Viene inoltre sottolineato
come le azioni e le decisioni dello psicologo siano in parte
condizionate dal tipo di ambito in cui svolge la propria attività,
infatti nel privato vige il primato della salute individuale,
mentre nei servizi va anche considerata la pericolosità
sociale di un dato comportamento nel rispetto del principio della
salute pubblica. Più volte viene posto laccento
sullimportanza della tutela dei minori e sullobbligo
etico, oltre che legale, di rompere il segreto professionale
nel caso di maltrattamenti o di situazioni realmente pericolose
per essi.
I risultati della fase estensiva della ricerca vengono presentati
sotto forma di tabella, in cui sono indicate le medie dei livelli
di accordo espressi dal campione per ciascuno dei 76 item del
questionario (tabella3). Nella prima colonna è riportato
il numero dordine dellitem (che non corrisponde a
quello del questionario originale) stabilito in base al livello
daccordo espresso dal totale del campione. La seconda colonna
contiene il testo letterale dellitem nella stessa forma
in cui è stato presentato nel questionario originale.
Nella terza colonna vi sono le medie daccordo per ogni
item espresse dal campione totale. Mentre nelle restanti quattro
colonne sono riportate le medie espresse rispettivamente dal
subcampione delle femmine (4°colonna),dei maschi (5°colonna),
dei professionisti tra i 26 e i 44 anni (6°colonna) e di
quelli tra i 45 e i 62 (7°colonna).
Si riconosce complessivamente un buon grado di accordo del campione
con i generici item proposti dal questionario; pare perciò
che ci sia una certa tendenza a riconoscere gli stessi principi
di riferimento su cui basare una professione deontologicamente
corretta. Sembra che ci sia massimo accordo nel riconoscere limportanza
deontologica del vincolo al segreto professionale(1), condividendo
solo le informazioni necessarie al tipo di collaborazione(53)
o di refertazione(56). Si deve perciò proteggere la segretezza
della comunicazione del cliente(26). Lobbligo al mantenimento
del segreto professionale pare possa però decadere in
presenza di valido o dimostrabile consenso del paziente(70) o
nel caso in cui vi sia pericolo per la vita e la salute di terzi(44).
E ampiamente condiviso il principio del rispetto della
dignità e dellautonomia di coloro che si rivolgono
allo psicologo(3); il quale non utilizzerà perciò
indebitamente la fiducia dei propri pazienti (2). Il rispetto
verso la società e la comunità scientifica vengono
dimostrati non rilasciando false dichiarazioni sulla propria
formazione(4) e mantenendola sempre ad un livello adeguato(6).
Sullinsieme dei dati raccolti è stata condotta unanalisi
fattoriale con rotazione Varimax, secondo il metodo delle Componenti
Principali e la Roote Curve come regola di estrazione. Questa
è descritta in Tabella 4, in cui sono riportati solo gli
item con saturazione fattoriale di almeno .30.
Si sono evidenziati 5 Fattori principali, piuttosto chiari e
definiti nella loro struttura:
Fattore1: Rispetto nella relazione professionale: pone laccento
sui principi in base ai quali lo psicologo dimostra di essere
deontologicamente corretto in ogni tipo di intervento.
Fattore2: Contenuti prescrittivi: raggruppa i fondamenti che
garantiscono e caratterizzano una pratica psicologica trasparente
e corretta.
Fattore3:Collaborazione: fa riferimento alle modalità
di interazione e di scambio seguite dallo psicologo nelle relazioni,
considerate parte integrante del lavoro psicologico.
Fattore4:Responsabilità: connesso al fatto che lo psicologo
deve essere professionalmente autonomo.
Fattore5:Valori: pone laccento sui principi morali adottati
dallo psicologo per realizzare gli aspetti prescrittivi della
sua professione.
Data la forma fattoriale abbastanza chiara che caratterizza lanalisi
fattoriale, pare sia possibile costruire una breve scala di approfondimento
sul tema, a partire da un piccolo gruppo di item tra quelli con
punteggio di saturazione più elevato rispetto a ciascuno
dei 5 fattori. Tale scale, da verificare in ulteriori ricerche,
potrebbe contenere i seguenti item:
F1: si deve tutelare il diritto alla non riconoscibilità
e allanonimato dei partecipanti alla ricerca(.60), lo psicologo
si astiene dal testimoniare sui fatti di cui viene a conoscenza
a ragione del suo rapporto professionale(.60).
F2: lo psicologo non deve accettare condizioni di lavoro che
compromettano la sua autonomia professionale(.63), ha lobbligo
di aiutare gli utenti a sviluppare giudizi, opinioni e scelte
con cognizione di causa(.51)
F3: lo psicologo non deve rilasciare dichiarazioni false o ingannevoli
concernenti la propria formazione e la propria competenza(.66),
deve uniformare la propria condotta ai principi del decoro e
della dignità professionale(.64).
F4: lo psicologo non deve utilizzare indebitamente la fiducia
e le eventuali situazioni di dipendenza dei clienti/pazienti(.51),
il compenso per le prestazioni professionali deve essere pattuito
nella fase iniziale del rapporto(.49).
F5: lo psicologo deve rispettare opinioni e credenze dei suoi
clienti/pazienti astenendosi dallimporre il suo sistema
di valori(.62), nelle sedute di gruppo lo psicologo invita i
clienti ad attenersi al segreto sulla composizione del gruppo
e su quanto avviene nelle sedute stesse(.62).
Commento
Nel complesso si delinea un quadro abbastanza
chiaro ed uniforme di che cosa sia la deontologia professionale
e di quale significato essa assuma allinterno di una comunità
scientifica. E perciò possibile riconoscere alcuni
aspetti: si afferma lindispensabilità di valori
morali ben radicati nella coscienza dello psicologo, in assenza
dei quali è impossibile, nonché inutile, imporre
delle regole di condotta.
Si sottolinea la questione del segreto professionale e delle
condizioni che permettono di romperlo, a cui si legano due diverse
implicazioni: da una parte tali condizioni assicurano di quei
margini di discrezionalità tipici delle norme di riferimento
ma dallaltra si rischia che il professionista superficiale
usi il segreto professionale come un diritto più che come
un dovere.
Emerge la centralità della formazione che deve essere
attenta a garantire una prestazione professionalmente valida
e deontologicamente corretta, fornendo un solido bagaglio di
riferimento indispensabile per compiere il primo passo verso
lacquisizione dellautonomia, intesa come assegnazione
di spazi e ruoli in base alle competenze specifiche di ognuno,
in modo da evitare sconfinamenti ed intrusioni.
Lo psicologo deontologicamente corretto deve essere consapevole
della delicatezza della propria professione, perciò deve
operare nel pieno rispetto dellaltro rendendosi pienamente
responsabile delle proprie azioni. Egli agirà in base
al principio della trasparenza; questo gli permetterà
di essere maggiormente aperto alla collaborazione e al confronto
coi colleghi. La possibilità di avere un altro a cui riferirsi
sarà dunque vista come fonte di arricchimento reciproco
se ciò avviene nel pieno rispetto delle singole competenze.
Viene riconosciuta lesigenza di confrontarsi sul tema della
deontologia e di creare delle occasioni per discutere di questi
argomenti definendoli in maniera maggiormente condivisa. Pare
perciò che ci siano i presupposti per una codificazione
dei principi della deontologia che, oltre ad una solida base
di riferimenti valoriali comuni a tutti, preveda delle linee
guida più specifiche permettendo una maggiore diversificazione
tra le molteplici aree applicative.
Luana
Marnetto
Luana
Marnetto, psicologa, si è formata presso la Scuola di
Counseling del Laboratorio di Ricerca e Sviluppo. Svolge attività
di counseling a Torino. Ha sviluppato, tra l'altro, una particolare
competenza nella Psicologia dell'emergenza e nella Valutazione
e bilancio delle competenze.
Benchè Therapeia.org
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2003 abbiamo deciso di metterci a disposizione su internet.
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via e-mail; anche perchè capita che i filtri di sicurezza
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A partire da quel momento,
le visite al Laboratorio di Ricerca e Sviluppo dedicato alla
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